Il mare che non conosci

Fotografare il mare fuori stagione: una domenica di aprile a San Giorgio, tra cabine chiuse e vento.

Era il 21 aprile, una domenica. Una passeggiata con Valentina a San Giorgio di Gioiosa Marea, niente di più. Al collo avevo la X-T5 con il 18-135, l’obiettivo che porto quando non ho esigenze particolari.

L’aria era frizzante. La giornata un po’ ventosa. E il posto aveva qualcosa di strano.

Gli stabilimenti erano chiusi. Le cabine con i lucchetti, i pergolati senza teli, la torretta senza bagnino. Tutto pronto per un’estate che non era ancora arrivata.

Mi ha attratto subito.

Fotografare il mare fuori stagione: pergolato vuoto con un telo strappato dal vento, mare sullo sfondo

Vedevo tutto a livelli

Quel giorno i miei occhi vedevano tutto a livelli. Il prato, poi il mare, poi il cielo. Fasce una sopra l’altra.

Prato, mare turchese e cielo con nuvole, in tre fasce orizzontali

E dentro quelle fasce, le linee: i pali piantati nella sabbia, un pino inclinato, un lampione, una palma.

Pali di legno piantati sulla spiaggia vuota davanti al mare
Un pino inclinato, un lampione e una piccola palma su un prato davanti al mare

Ho cercato d’istinto. Probabilmente ho trovato cose che non avrei mai visto, se il mio cervello non avesse trasformato tutto in livelli e linee.

Il vento

Il vento faceva il resto. Piegava le canne, gonfiava i teli strappati, spingeva gli oleandri tutti dalla stessa parte.

Canne piegate dal vento su un prato vicino al mare

E una delle barche tirate in secco sul prato si chiamava proprio Eolo.

Barca chiamata Eolo tirata in secco sul prato, con una fila di oleandri

Quello che l’estate lascia

Un lido d’estate è pieno di voci, ombrelloni, asciugamani. Ad aprile resta solo la struttura. E la struttura, senza nessuno dentro, si fa guardare.

Una campana disegnata sull’asfalto, davanti al mare, senza bambini a giocarci.

Gioco della campana disegnato sull’asfalto, con palme e lampioni davanti al mare

Le cabine blu, chiuse con il lucchetto, e le docce scrostate dall’inverno.

Cabine blu chiuse con i numeri 3 e 4 e docce scrostate

La torretta rossa con la scritta “Salvataggio”, davanti a una spiaggia dove non c’è nessuno da salvare.

Torretta rossa di salvataggio vuota tra blocchi di cemento sulla spiaggia

Una casetta di legno con la barca ancora a riposo accanto. E poco più in là un’altra barca, ferma in mezzo al prato tra gli oleandri e i primi fiori gialli. Il mare è a pochi metri, ma per ora resta lì.

Casetta di legno bianca con una barca a riposo vicino al mare
Barca bianca in un prato con oleandri e fiori gialli davanti al mare

Sono posti costruiti per la folla. Quando la folla non c’è, mostrano la loro forma. È quello che cerco: qualcosa nel nulla.

Il 4

A casa, riguardando le foto, ho notato una cosa. Il numero 4 torna tre volte: nella campana disegnata per terra, sulla porta di una cabina, sul palo del pergolato.

L’avevo visto mentre scattavo? Cinquanta e cinquanta.

Succede spesso. Scatti seguendo l’istinto, e solo dopo, con calma, ti accorgi che nel fotogramma ci sono elementi che rafforzano la foto. L’istinto lavora più di quanto pensi. Per questo riguardare le proprie foto, senza fretta, fa parte del fotografare.

Fotografare il mare fuori stagione

Il mare fuori stagione è il mare che non conosci. Passa da un movimento all’altro in modo repentino, e cambia colore di continuo. Non c’è un orario giusto: varia, come varia lui.

Quello che cambia è cosa ti racconta il tempo:

  • Le giornate uggiose o di pioggia portano malinconia.
  • Quelle ventose portano movimento.
  • Quelle calme portano tranquillità.
Ringhiera nera sul lungomare, con le isole Eolie all’orizzonte

Una cosa la eviterei: fotografare senza un’idea. Il mare forte è affascinante, ma da solo rischia di diventare una foto banale, uguale a un milione di altre. Cerca sempre l’inquadratura, e aspetta.

La prossima volta che passi da un lido chiuso, prova così:

  1. Lascia perdere il mare per un attimo. Guarda cosa ha lasciato l’estate: cabine, pali, docce, scritte.
  2. Cerca i livelli: sabbia, prato, mare, cielo. Abbassati o alzati finché le fasce non si mettono in ordine.
  3. Guarda che tempo fa, e chiediti cosa vuoi raccontare: malinconia, movimento o calma.
  4. Scatta poco. A casa riguarda tutto con calma: potresti trovare il tuo 4.

Se ti piace questo modo di guardare, leggi anche Io vedo le linee e Aspetto, e poi succede qualcosa. E se vuoi qualche esercizio in più, scarica la guida gratuita “I 5 errori che rovinano le tue foto”.

Daniele Tranchita, ShotAndGo.

Roma, Campidoglio: una grande statua di marmo distesa accanto alla scalinata e, in basso a destra, una ragazza in giallo seduta sui gradini
Guida gratuita

I 5 errori che rovinano le tue foto

Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.

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