Vedo qualcosa nel nulla: fotografare i luoghi che gli altri non guardano

Fotografare i luoghi vuoti: quello che vedo dove gli altri passano senza fermarsi.

Quella sera stavo andando a prendere Valentina. Lavorava come fotografa in un villaggio turistico e aveva appena finito il turno.

Dovevo fare benzina. Mi sono fermato al distributore.

Il piazzale era vuoto. La pensilina accesa in mezzo al buio, una striscia rossa sul bordo, tre faretti, la colonnina sotto. Più in là, un altro distributore, piccolo, con le sue luci. Nessuno in giro.

Ho preso la macchina e tac.

Fotografare i luoghi vuoti: distributore di benzina illuminato di notte, piazzale deserto.
“Pubblicata su Il Fotografo, nella sezione dedicata ai lettori.”

È una delle foto a cui tengo di più. E non è successo niente. Nessuno è passato, nessuna luce particolare, nessun evento. Un distributore di notte, come ce ne sono tanti.

Eppure lì c’era qualcosa. Lo sentivo.

Il nulla, per gli altri

Molte volte fotografo proprio perché non c’è nulla. Nulla per gli altri, intendo.

Un lungomare a novembre. Un luna park di giorno, con le giostre ferme. Un parcheggio dopo la chiusura. Posti dove la gente passa senza fermarsi, perché non c’è niente da vedere.

Zona Lungomare di Capo d’Orlando

Io invece mi fermo. Non sempre so dire perché. Avverto una sensazione, un equilibrio, un silenzio. E capisco che vale la pena restare.

Un bel posto aiuta poco. Conta che il posto ti dica qualcosa. E spesso parla di più quello che nessuno guarda.

Il parcheggio del supermercato

Se penso a un posto vuoto, mi viene in mente il parcheggio di un supermercato. La sera, a negozio chiuso.

Di giorno è uno dei posti più affollati che ci siano. Macchine che cercano spazio, carrelli, gente di fretta con le buste in mano. Nessuno lo guarda: ci passi, carichi la spesa e vai via.

La sera si svuota. Restano le righe bianche sull’asfalto, un lampione, la parete del supermercato illuminata, la pensilina dei carrelli.

Supermercato zona Capo d’Orlando

Lì sento la solitudine. Una solitudine che mi piace, perché è sincera: il posto smette di servire a qualcosa e resta com’è. Senza nessuno da guardare, finalmente puoi guardare lui.

Di questa solitudine ho scritto anche in Fotografia e solitudine: perché scattiamo quando nessuno guarda.

Posti fatti per passare

Il distributore, il parcheggio, il lungomare d’inverno hanno una cosa in comune: sono fatti per passare, non per restare. Ci entri, fai quello che devi e vai via. Nessuno ci si ferma a guardare.

Forse è per questo che mi attirano. Quando ti fermi dove nessuno si ferma, il posto cambia. Il distributore diventa un palcoscenico. Il parcheggio una piazza vuota. Il lungomare un orizzonte.

E non devi andare lontano per trovarli. Li hai sotto casa, e ci passi davanti ogni giorno.

Fotografare i luoghi vuoti: un esercizio per stasera

Non ti serve un viaggio. Non ti serve un obiettivo nuovo. Basta la macchina che hai, anche il telefono.

  1. Scegli un posto che conosci e che non hai mai pensato di fotografare: il distributore sotto casa, il parcheggio del supermercato, il lungomare dopo cena.
  2. Vacci quando non c’è nessuno.
  3. Prima di scattare, cerca le linee. Spostati finché non si mettono in ordine.
  4. Poi aspetta cinque minuti. Senza fretta, senza telefono in mano.
  5. Scatta. Se non succede niente, scatta lo stesso.

A casa guarda le foto con calma. Se in una senti quel qualcosa, sei sulla strada giusta.

Le linee, la notte e l’attesa meritano un discorso a parte, e ne parlerò presto. Se intanto vuoi andare avanti, parti da qui: come allenare lo sguardo prima dello scatto e la fotografia notturna, quando impari a vedere senza vedere.

E se ti va di allenare lo sguardo con qualche esercizio in più, scarica la guida gratuita “I 5 errori che rovinano le tue foto”.

Daniele Tranchita, ShotAndGo.

Roma, Campidoglio: una grande statua di marmo distesa accanto alla scalinata e, in basso a destra, una ragazza in giallo seduta sui gradini
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I 5 errori che rovinano le tue foto

Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.

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