Fotografare la natura: nel bosco tutto sembra uguale

Ci sono posti dove vado a fotografare. E ci sono posti dove vado per buttare fuori tutto quello che dentro mi pressa. Il bosco di Malabotta, in provincia di Messina, è del secondo tipo. Quasi una meditazione. La fotocamera la porto lo stesso, ma lassù la uso con cautela.

È Valentina che li trova

Ci sono stato tre volte, sempre con Valentina. A dire la verità è lei che trova questi posti. Io la seguo.

E nel bosco lei fa una cosa che io devo ancora imparare: si sofferma. Respira, ascolta. Avverte tanto. Per certi versi mi ispira: quando la vedo fermarsi, capisco anche io che vale la pena fermarsi.

Fotografa con la fotocamera sul sentiero nel bosco di Malabotta
Fujifilm X-T5, Sigma 17-40 f/1.8

Sembra tutto uguale

A Malabotta tutto sembra uguale per centinaia e centinaia di metri. Alberi, foglie, sentiero. Alberi, foglie, sentiero.

Sentiero nel bosco di Malabotta con la luce tra i faggi
Fujifilm X-T5, XF 10-24
Alberi del bosco di Malabotta visti dal basso, in autunno
Fujifilm X-T5, XF 10-24

Ma se ti soffermi a osservare con attenzione, non è così. Nessun tronco è uguale a un altro, e la luce cambia ogni pochi passi.

La luce sulle cortecce

La luce che filtra tra gli alberi non illumina tutto: sceglie. Accende una felce e lascia il resto al buio. Scivola su una corteccia e ne fa vedere ogni solco, come una mappa. Sono cornici e geometrie che non immagini finché non ti fermi.

Fujifilm X-T5, Sigma 17-40 f/1.8

Questa per me è la fotografia di natura: non il panorama, ma il momento in cui una cosa piccola si accende.

Tre visite, tre attrezzature

Nel bosco si cammina tanto. Il consiglio più utile che posso darti è partire leggero. Lo so perché non sempre ci sono riuscito.

La prima volta avevo una X-T1 con il 23 f/2. Arrancava, ma scattava. E mi bastava.

La seconda volta ho portato la X-T5 con il Sigma 17-40 f/1.8. Quel giorno mi sentivo esigente. Le foto sono venute, ma lo zaino l’ho sentito per tutto il sentiero.

Fujifilm X-T5, Sigma 17-40 f/1.8
Fujifilm X-T5, Sigma 17-40 f/1.8

La terza volta, in autunno, avevo la X-T5 con il 10-24. Quella serie, all’inizio, l’avevo sviluppata con dei filtri: volevo provare un look più “moderno”. Oggi la preferisco così, con i colori che aveva quel giorno.

Tre attrezzature diverse, e il bosco era sempre lo stesso. A cambiare era quanto riuscivo a guardarlo.

Un mistero tra i faggi

A un certo punto, in mezzo ai faggi, c’è una macchina. Bianca, abbandonata, mezza sepolta dalle foglie. Come ci sia finita, non lo so. È un mistero del bosco, e mi piace che resti tale.

Macchina bianca abbandonata tra i faggi del bosco
Fujifilm X-T5, XF 10-24

Quello che resta

Quercia su una collina erbosa, bosco di Malabotta
Fujifilm X-T5, XF 10-24

Da Malabotta non torno con la foto perfetta. Torno più leggero. A volte la fotografia di natura è questo: una scusa per fermarsi, guardare meglio e respirare.

Bosco di Malabotta nella nebbia con un uomo e il suo cane sul sentiero
Didascalie
Fujifilm X-T5, XF 10-24

Quella figura in fondo, nella nebbia, non era nessuno di noi. Era un uomo tedesco con il suo cane, e si era perso. Non mi stupisce: qui dentro tutto sembra uguale.

Se ti piace fermarti a guardare, leggi anche Vedo qualcosa nel nulla e Fotografia e solitudine: quel vuoto che mi riempie.

Daniele Tranchita, ShotAndGo.

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