Guarda questa foto. È a fuoco, ben esposta, dritta. I palazzi colorati, il muro di cemento al centro, le panchine in fila. Non ha un difetto.

Ero a Barcellona. La geometria di quei palazzi mi affascinava tantissimo: le facciate colorate, e quel cemento che, pur essendo cemento, aveva un suo fascino. Questa foto, sinceramente, mi piace. Io amo il vuoto.
Però sentivo che le mancava qualcosa.
Corretta non vuol dire viva
Una foto può essere giusta sotto ogni punto di vista e non dire niente. La tecnica controlla lo strumento: fuoco, esposizione, nitidezza. Ma non decide cosa mettere nell’inquadratura, cosa lasciare fuori, cosa deve guardare chi la vede.
Quella piazza era un palcoscenico perfetto. Solo che sul palcoscenico non c’era nessuno.
Aspettare l’attore
Così sono rimasto lì. Volevo renderla più viva, e aspettavo che passasse qualcuno. Andava bene anche un passante qualsiasi.
Invece sono arrivati loro: un papà e il suo bambino, in bici, uno accanto all’altro.

Non potevo chiedere di più.
La geometria è la stessa, la luce è la stessa, i colori sono gli stessi. Ma adesso c’è una storia: un papà che pedala accanto al figlio. Il caschetto rosa e la giacca verde accendono il grigio. Le ruote che si sovrappongono danno movimento a una scena ferma.
La prima foto era corretta. La seconda funziona.
Perché una foto non funziona
Quando una foto è giusta ma non ti dice niente, di solito manca una di queste cose.
Manca un motivo. Hai fotografato un posto bello, ma non sai dire cosa volevi mostrare. Prima di scattare chiediti: perché proprio questa scena? Se non hai la risposta, chi guarda non la troverà.
C’è troppo. Tutto è interessante, quindi niente lo è. Una foto che vuole mostrare tutto finisce per non mostrare niente. Togli, avvicinati, scegli.
Manca il momento. La scena c’è, ma non succede niente. Spesso basta aspettare: una persona, un gesto, una luce che cambia. La piazza di Barcellona era pronta; mancava solo qualcuno che la attraversasse.
Manca il punto di vista. Hai fotografato da dove ti trovavi, all’altezza di tutti. Abbassati, spostati di tre passi, cerca le linee. Lo stesso posto, visto da un altro punto, può diventare un’altra foto.
La luce è piatta. Non sempre puoi sceglierla. Ma a volte vale la pena tornare, o aspettare un’ora.
E il vuoto?
Io il vuoto lo amo, e molte mie foto vivono di spazio. Ma ho imparato una cosa: il vuoto funziona quando raccontaqualcosa. Una persona piccola in una piazza enorme, una strada nella nebbia, un distributore deserto di notte. Il vuoto che non racconta è solo una scena in attesa.
La piazza vuota di Barcellona mi piace ancora. Ma è la seconda quella che stampo.
La domanda da farsi
La prossima volta che una tua foto è giusta ma non ti convince, non cambiare fotocamera e non cercare un’impostazione nuova. Chiediti solo:
cosa manca?
A volte manca una persona. A volte manca un passo indietro, o uno avanti. A volte manca un po’ di pazienza.
Se vuoi lavorare sull’attesa, leggi Aspetto, e poi succede qualcosa. Sulle geometrie, Io vedo le linee. E sul vuoto che racconta, Vedo qualcosa nel nulla.
Daniele Tranchita, ShotAndGo.
I 5 errori che rovinano le tue foto
Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.
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