Io le foto un po’ scure le adoro. La nebbia di Caltagirone, i vicoli di Palermo in bianco e nero, le notti: sottoesporre mi piace molto.

Poi però mi sono reso conto di una cosa: ognuno di noi la vede diversa, sul proprio schermo. C’è chi la vede scura quanto piace a me, chi più chiara, chi ancora più scura. E a volte la foto perde valore.
Quindi sì, una foto scura può essere una scelta. Ma deve essere una scelta, non un incidente.
Cos’è l’esposizione
L’esposizione è quanto chiara o scura viene una foto. La decidono tre parametri:
- il tempo di scatto: per quanto tempo entra la luce. Più lungo = più luce, ma più rischio di mosso;
- il diaframma: quanto è aperto l’obiettivo. Più aperto = più luce e meno profondità di campo;
- gli ISO: quanto la fotocamera “amplifica” la luce che arriva. Più alti = foto più luminosa, ma più rumore.
Sono collegati: se ne cambi uno, per tenere la stessa luminosità devi compensare con gli altri. Li spiego meglio in ISO, diaframma e tempo di scatto.
Come lavoro io
Scatto quasi sempre in manuale, con ISO automatici bloccati a 3200. Regolo il tempo in base alla luce, ma soprattutto lavoro di diaframma: è lui che decide cosa sarà nitido e cosa no. Gli ISO salgono da soli quando serve, fino al limite che ho deciso io.
La modalità P e l’automatico li uso raramente. Ma può capitare, e non c’è niente di male: l’importante è sapere cosa sta facendo la fotocamera.
Perché una foto viene troppo scura
I motivi tecnici sono semplici: tempo troppo breve, diaframma troppo chiuso, ISO troppo bassi per la luce che c’è.
Ma spesso è la fotocamera che “legge” la scena diversamente da te. Una persona davanti a una finestra luminosa: l’automatismo vede tutta quella luce, abbassa l’esposizione, e il volto diventa scuro. Non sbaglia: cerca un compromesso. Tocca a te dirgli cosa conta.
Con lo smartphone basta toccare il soggetto sullo schermo. Con la fotocamera puoi cambiare la misurazione (matriciale, media pesata al centro, spot) o, più semplice, usare la compensazione.
Perché una foto viene troppo chiara
Al contrario: tempo troppo lungo, diaframma troppo aperto, ISO troppo alti. Oppure una scena con contrasti fortissimi, che l’automatismo non riesce a gestire.
Il problema delle alte luci bruciate è che, se il sensore non ha registrato niente, l’informazione non c’è più. Un cielo bianco senza dettaglio resta bianco, anche in post-produzione.
Alla Scala dei Turchi, all’una del pomeriggio di aprile, è facilissimo. Sole a picco, marna bianca, sabbia chiara, mare: tutto riflette luce. Ero in priorità di diaframma, e la fotocamera ha fatto il suo lavoro. Ma le rocce bianche erano al limite.

La compensazione dell’esposizione
Se scatti in priorità o in automatico, non devi passare al manuale ogni volta. Usa la compensazione, il simbolo ±:
- + per schiarire, quando il soggetto è troppo scuro;
- − per scurire, quando rischi di bruciare le luci.
Bastano piccoli passi: +0,3, −0,7. Sulle Fuji c’è una ghiera dedicata, sopra la fotocamera: la giri senza nemmeno guardare.
Guarda l’istogramma, non lo schermo
Lo schermo della fotocamera inganna: dipende dalla sua luminosità e da dove sei. È lo stesso problema di cui parlavo all’inizio: ogni schermo mostra una foto diversa.
L’istogramma no. A sinistra ci sono i toni scuri, a destra quelli chiari. Se è tutto schiacciato a sinistra, la foto è molto scura. Se sbatte contro il bordo destro, stai bruciando le luci.
Non esiste un istogramma perfetto: una notte avrà quasi tutto a sinistra, la neve quasi tutto a destra. Ma ti dice la verità, anche quando lo schermo mente.
Non avere paura del buio
Una foto non deve essere luminosa ovunque. Un volto illuminato da una sola luce in una stanza buia, una strada nella nebbia di notte: lo scuro è parte della foto.
La domanda giusta non è “la foto è abbastanza luminosa?”. È: le parti importanti hanno la luce che voglio?
Questa l’ho scattata a Erice, all’una di notte. Gli ISO erano già al massimo che avevo impostato, 3200, e ho chiuso il diaframma a f/3.2. La fotocamera mi avrebbe dato una foto più chiara, se gliel’avessi lasciato fare. Io la volevo così: la stella accesa, le persone in silhouette, tutto il resto nel buio.

La post-produzione aiuta, ma fino a un certo punto
A me capita di sbagliare: un po’ sovraesposto, un po’ sottoesposto. Per fortuna, quasi sempre si recupera in post-produzione, soprattutto se scatti in RAW.
La stessa foto della Scala dei Turchi, sviluppata dal file RAW: ho abbassato le luci e la marna ha ritrovato le sue pieghe, il cielo il suo blu. Nel JPG quelle informazioni erano quasi perse; nel RAW c’erano ancora.

Ma c’è un limite. Un’ombra molto scura, schiarita tanto, si riempie di rumore. E un’alta luce completamente bruciata non torna. Per questo conviene proteggere le luci già allo scatto, e usare la post-produzione per rifinire, non per salvare.
E se il problema non fosse l’esposizione?
A volte una foto è esposta benissimo e non funziona lo stesso. Allora il problema è un altro: il soggetto, la composizione, il momento. Ne parlo in perché le tue foto non funzionano.
Daniele Tranchita, ShotAndGo.
I 5 errori che rovinano le tue foto
Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.
Ti chiedo solo di confermare l’email. Niente spam.
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